Caro tedesco..

Non sono convinta che la nostra amicizia possa funzionare, il problema non sei tu, ma sono io.

O meglio, tu mi parli ma nella mia testa non posso fare altro che filtrare le tue parole e tutto ciò crea una gran confusione. Durante gli anni del liceo avevo un amico Latino con cui m’incontravo 4-5 ore a settimana. Anche lui aveva i suoi casi, nominativo, genitivo, dativo, accusativo e ablativo. Con lui non sono mai andata molto d’accordo, non era attraente come te.

Ma tu, caro amico tedesco, perchè rendi le cose cosi complicate?

Faccio molta fatica a seguirti, non ho ancora trovato un metodo per ricordarmi gli articoli dei sostantivi, non capisco la tua logica, eppure m’impegno. Uno potrebbe dirmi che il genere degli articoli non è importante, e invece si sbaglia. Devo ricordarmi se il nome è maschile, femminile o neutro perchè poi è importante anche nelle frasi negative, nel plurale, etc..

Sono in grado di ordinare da bere, saprei descriverti un appartamento, fare una breve presentazione di chi sono, cosa faccio e cosa mi piace nella vita, prendere un appuntamento in ospedale e anche parlare al passato, con pochi verbi.

Ma spesso mi chiedo: quando potremo avere una conversazione solo noi due? senza altri che ci sentano, senza che debba alzare la mano per chiedere spiegazioni, senza che debba pensare alla struttura della frase, alla posizione delle parole.

Per adesso le parole sono solo parole, aspetto il giorno in cui queste parole faranno parte di me, come se le avessi tatuate sul braccio. Quando ogni cellula del mio corpo potrà sentirne l’importanza e il peso.

Fino a quel giorno sappi che continuerò a farti il filo.