Crescere bilingue, che fatica!

Ieri ero ad una festa di compleanno e seduto un pò piu in là del tavolo c’era un mio amico che stava condividendo la sua esperienza come insegnante di lingua italiana qui a Suzhou. Non è il suo lavoro principale, si tratta di un part-time presso una scuola privata e l’impegno gli occupa tre ore ogni fine settimana. I suoi studenti sono bambini che hanno in media 8 anni e sono figli di entrambi i genitori italiani o figli misti di almeno un genitore italiano. Per chi non conosce la vita da expat c’è da precisare che questi bambini frequentano la scuola internazionale, pagata dalle aziende dove lavorano i genitori, le cui lezioni sono tutte in inglese e il cinese viene insegnato come seconda lingua. Quindi, a parte in casa, i bambini non hanno occasione di parlare italiano.

Mentre A. raccontava delle difficoltà nell’apprendimento della lingua italiana dei suoi pupilli, mi sono ritrovata molto in quei bambini. Mi ha detto che durante l’esercizio di dettato un bambino invece di scrivere “glielo dico” ha scritto “yellow dico”. Dobbiamo ammettere che anche per una persona nata e cresciuta in Italia è difficile spiegare “glielo” e distinguerlo da “gliel’ho detto”. Quindi è un errore che fa sorridere perchè tutti impariamo una nuova lingua partendo dalle fondamenta di quella che conosciamo già.

Mi ha ricordato i miei primi anni a Milano quando il sabato pomeriggio andavo a scuola di lingua cinese. Mi ricordo che, a differenza della scuola italiana che frequentavo dal lunedi al venerdi, in classe i miei compagni avevano tutte età differenti. Era difficile avere sufficienti bambini di una stessa età per creare una classe omogena. Oltretutto c’erano diversi insegnanti che cambiavano spesso e questo non mi piaceva perchè non rimanevano mai abbastanza per mantenere una continuità con il percorso scolastico e per creare legami con gli studenti. Mi ricordo che leggevamo ad alta voce tutti insieme, che facevamo anche noi i dettati, dei caratteri cinesi però, e che l’atmosfera era ben lontana da quella di una scuola pubblica in Cina.

Non mi piaceva andare a scuola il sabato pomeriggio. Non lo ritenevo utile perchè frequentavo i miei amici italiani e con loro parlavo italiano, ma anche con i bambini cinesi cresciuti in Italia parlavo italiano. A 7 anni sapevo già parlare cinese perchè mia madre ci teneva molto, ma lei voleva che imparassi a scrivere, che imparassi le poesie cinesi, che sapessi usare i proverbi e tanto altro.

“Anche se sei cresciuta in Italia e hai imparato la cultura, le tradizioni italiane, ricordati che hai un viso cinese e nelle tue vene scorre sangue cinese, quindi non devi mai dimenticarti le tue origini”

La sorella di mia madre vive in Giappone insieme a suo marito cinese e ai due figli. Mia cugina ha 14 anni, è nata e cresciuta in Giappone. Entrambi i miei zii parlano cinese in casa, ma non l’hanno mai insegnato a lei. Mia cugina non spiccipa mezza parola di cinese e tra le varie cose non è in grado di comunicare con i nonni.

Sono e sarò eternamente grata per la disciplina che mia madre mi ha imposto, per tutte quelle lezioni il sabato pomeriggio e per le due estati passate in Cina a studiare insieme ad altri figli cinesi nati o cresciuti all’estero.

E la storia continua…