Shanghai di notte

Shanghai dopo la mezzanotte è come una donna di mezza età che sta per coricarsi. Di giorno sui tacchi e sempre agghindata, passa la mattinata a chiacchierare con le amiche in compagnia di tazzine minuscole di tè verde (che se hai sete non ti basta nemmeno l’intera teiera, ma si sa, le cose belle vanno gustate a piccoli sorsi).

Di giorno è piena di vita, la vedi sorridere mostrando i denti tra due archi di rossetto, noti le zampe di gallina vicino agli occhi di cui non si vergogna (perchè nessuna città è perfetta e anche i palazzi si logorano nel e a causa del tempo), la vedi che scuote la testa leggermente a sinistra per spostare i capelli boccolosi, risultato di tante permanenti.

La vedi da lontano, una figura femminile con le sue curve appena accennate, con il suo portamento da prima donna ma senza presunzione. Lei conosce bene le regole della società. Farsi vedere, farsi desiderare ma mai cadere nel volgare.

Di notte, quando le luci dei grattacieli di Pudong si spengono, lei si toglie la sua maschera e mette il silenzioso.

Girare per Shanghai in bici dopo la mezzanotte mi fa sentire una libellula, continuo a pedalare, ma non mi sembra di sentire i piedi e non sento le ruote toccare la strada. Di giorno sono un’ospite in questa città, di notte è come se io le appartenessi.

L’altra notte, per esempio, stavo attraversando Shaanxi Bei Lu e piccole gocce di pioggia mi accarezzavano il viso mentre passavo. L’aria era cosi calda che dopo pochi minuti ero già asciutta.

Seducente, intrigante, misteriosa e affascinante.

Shanghai, puoi essere mia solo per una notte?

Buon Compleanno Partito Comunista Cinese!

Oggi 1 luglio 2021 è giorno di grandi festeggiamenti qui in Cina. Si celebra infatti il centesimo anniversario dalla nascita del Partito Comunista Cinese. A Pechino hanno organizzato una bellissima parata, in varie città hanno fatto spettacoli di luci sui grattacieli, e qui a Suzhou hanno fatto volare centinaia di droni che in cielo formavano scritte di auguri e congratulazioni.

Festeggiamenti a Pechino, 1 Luglio 2021

Per la parte storica vi consiglio di chiedere a zio Google, io mi limiterò a condividere ciò che ho vissuto a livello personale.

Spettacolo di luci a Shanghai, 1 Luglio 2021

Tra tutti i leader del PCC vorrei ringraziare il rivoluzionario Deng XiaoPing (leader del PCC dal 1978 al 1992) che a fine anni settanta convinse i suoi compagni ad aprire le porte della Cina, ad avviare una politica economica di apertura verso i paesi occidentali. Disse che era l’unico modo per far crescere la Cina a livello economico e che “diventare ricco è una cosa gloriosa”.

Pechino, piazza Tiananmen, i soldati militari si preparano per la marcia, 1 luglio 2021

Ai tempi non ero nemmeno nata, ma erano gli anni in cui mio padre giocava nella nazionale di pingpong cinese. Era un giocatore professionista, era il suo lavoro come quello dei calciatori di calcio al giorno d’oggi.

E proprio come il calcio, la politica di apertura della Cina diede a mio padre l’opportunità di andare in Italia a giocare nel campionato locale.

Mio padre è un uomo di poche parole, ma posso dire di ricordarmi la maggior parte di quelle poche parole. Gioca a pingpong da quando aveva quattro anni, a undici si è allontanato dalla famiglia per unirsi alla squadra in un’altra città. A sedici anni la prima trasferta in Canada e a ventiquattro era in Italia a giocare nella squadra della Sampdoria. Tutto ciò che sa l’ha imparato sul campo da gioco, incluso l’italiano e le relazioni interpersonali.

“Agli altri non importa se hai giocato bene, a loro importa solo il risultato finale. Puoi aver fatto la miglior partita della tua vita, attaccato bene e difeso ancora meglio ma se hai perso, sei un perdente, fine.” Amara verità.

“Un giocatore che sa perdere cercherà le cause in se stesso. Al contrario un giocatore che non sa perdere cercherà le cause all’esterno, dirà che la palla non era abbastanza rotonda, il pavimento scivoloso, il tavolo non perfettamente piatto. Se sei forte, sei forte e basta, se non sei forte come l’avversario non cercare scuse”.

Per collegarmi all’inizio di questo post, buon compleanno caro Partito Comunista Cinese. Se sono qui a scrivere in italiano e a raccontare la mia storia lo devo a chi dall’alto prese le decisioni politiche e al coraggio di mio padre per aver accettato di andare dall’altra parte del mondo, nel 1983.

Poveri questi bambini cinesi..

Ero indecisa tra questo titolo e il commento della mia collega “Tu non puoi capire..”

Vi avevo già raccontato dello stress che subiscono i bambini cinesi a partire dal primo anno di scuola elementare, ma mancava la seconda parte.

Come sapete la mia collega era molto preoccupata dei risultati del figlio, temeva che, pur avendo accesso garantito al secondo anno, dai risultati degli esami potesse essere tra gli ultimi della classe. Le sue parole sono state “purchè sia sopra la media dei risultati totali”.

S: “Ho ricevuto i risultati di mio figlio: 96/100 in matematica, 98/100 in inglese e 98/100 in cinese, è il terzo della sua classe, significa che gli altri compagni non sono molto bravi”

Io:”Ottimo direi, hai visto che non c’era da preoccuparsi? questi voti non meravigliosi”

S:”Ma durante l’anno mio figlio non ha mai preso meno di 100 in matematica, non capisco perchè abbia preso 96, tutti errori di distrazione, non va bene”

Le dico che “questi voti sono ottimi considerando il nervosismo pre esame del figlio, se fa errori di distrazione significa che se fa piu attenzione non farà gli stessi errori, non perchè non sappia eseguire gli esercizi.” Ma lei non mi sta ascoltando, non le importano le mie parole perchè anche se il figlio si è classificato terzo su una classe da quaranta persone non è comunque abbastanza. Non ha dato il massimo e “se non prende il massimo al primo anno di scuola elementare, come farà alle medie?”. Quindi quello che aveva detto settimana scorsa “è sufficiente essere sopra la media della classe” non è più valido.

Di recente il ministero cinese dell’educazione ha introdotto nuovi limiti all’accesso alla scuola superiore. Non fa parte degli anni d’istruzione obbligatoria. Solo i migliori studenti pari al 40% degli studenti delle medie potranno frequentare una scuola superiore, con poi la possibilità di accedere all’università. I restanti potranno solo frequentare scuole professionali, perchè serve manodopera più tecnica, il paese non può permettersi di avere “troppi laureati che non vogliono fare il lavoro manuale”.

La mia collega S. ha paura che se non sta dietro al figlio nei compiti, poi questo finirà tra gli ultimi alle medie, non potrà andare alle superiori e non avrà le porte aperte verso l’università=farà un lavoro misero dove guadagnerà poco.

“Tuo figlio ha 7 anni ed è il terzo della classe, spero che possa godersi la sua estate tra compiti e spensieratezza”

“Tu non puoi capire, qui la competizione è alle stelle!”

Stiamo parlando della competizione tra gli studenti o tra i genitori?

Ma questo pensiero me lo tengo per me, tanto non posso capire.

Gli esami non finiscono mai..

Oggi durante la pausa pranzo ho chiacchierato un pò con la mia collega cinese. Era un pò nervosa perchè domani il figlio che va in prima elementare avrà gli esami di fine anno, ma le maestre (non una ma ben tre) l’hanno chiamata per informarla che il bambino aveva fatto diversi errori negli esercizi di ripasso.

Facciamo un passo indietro per raccontare alcuni dettagli.

L’educazione a scuola è importante ovunque nel mondo, ma in Cina non riguarda solo il tempo e la vita dello studente, ma anche quello dell’intera famiglia, in particolare di uno dei due genitori, solitamente la madre. Ai miei tempi le comunicazioni tra insegnanti e genitori avvenivano attraverso il diario cartaceo, adesso avvengono su Wechat, l’applicazione usata da un miliardo di persone in Cina per scrivere messaggi, inviare documenti e lasciare audio, molto simile a Whatsapp, con più funzioni e facilitazioni.

La mia collega è in una chat di gruppo con tutti gli altri genitori e con tutte le insegnanti. Queste scrivono informando su tutto: i risultati delle verifiche, i compiti da fare, cosa portare per un evento a scuola, chi ha dimenticato cosa, varie collette e notizie dalla scuola. La chat è attiva ogni giorno perchè le classi in Cina hanno in media 40 bambini. Ripeto, le classi di una scuola pubblica in Cina hanno in media 40 bambini, quindi 40 adulti che devono seguire la vita scolastica dei propri figli.

La mia collega ha due lavori: quello retribuito che svolge in ufficio e quello che svolge a casa quando segue il figlio nei compiti. Matematica, cinese e inglese. Scritti cosi in ordine d’importanza.

Se da una parte è molto apprezzato, se non implicitamente obbligatorio, il contributo del genitore, dall’altra c’è la pressione sociale di ricevere ottimi voti negli esami di fine anno. Parliamo degli esami finali alle elementari che ti danno accesso ad una buona scuola media, quelli delle medie che ti permettono di andare (si spera) nella migliore scuola superiore della città e poi, i temutissimi gaokao 高考 (esame superiore) che ti aprono le porte dell’università dei tuoi sogni, e di conseguenza assicurarti un buon lavoro in futuro. Badate bene che gli esami delle superiori sono d’importanza nazionale. Il contenuto dell’esame è lo stesso per tutte le regioni, si svolge in tre giorni e in alcune città bloccano le strade davanti alla scuola per aiutare la concentrazione dei maturandi. Non mancano poi le ambulanze in caso di malori durante la giornata.

Affinchè questa carriera scolastica possa svolgersi in scioltezza, a partire dai 5 anni i genitori preparano i figli mandandoli a corsi esterni alla scuola. Corsi di approfondimento, corsi di matematica dove imparano a risolvere 100 operazioni di aritmentica in 40 secondi (mi vien da ridere ma è tutto vero), corsi per imparare poesie antiche che poi verranno spiegate in classe. La competizione è alle stelle, a partire dal primo anno di scuola elementare.

Ora, i risultati degli esami di domani non incideranno sul futuro del bambino che frequenta solo la prima elementare, perchè l’accesso alla seconda elementare è garantito. Però è interessante vedere come il figlio della mia collega si senta sotto pressione e non riesca a performare bene nei test di ripasso già ora.

Avrà forse la testa già in vacanza? Che poi non sarà mai una vacanza rilassante perchè una pili di libri e di compiti lo stanno aspettando.

“Mamma, posso tornare all’asilo? Li andavo e giocavo tutto il giorno, le elementari non mi piacciono”.

E la storia continua..

Crescere bilingue, che fatica!

Ieri ero ad una festa di compleanno e seduto un pò piu in là del tavolo c’era un mio amico che stava condividendo la sua esperienza come insegnante di lingua italiana qui a Suzhou. Non è il suo lavoro principale, si tratta di un part-time presso una scuola privata e l’impegno gli occupa tre ore ogni fine settimana. I suoi studenti sono bambini che hanno in media 8 anni e sono figli di entrambi i genitori italiani o figli misti di almeno un genitore italiano. Per chi non conosce la vita da expat c’è da precisare che questi bambini frequentano la scuola internazionale, pagata dalle aziende dove lavorano i genitori, le cui lezioni sono tutte in inglese e il cinese viene insegnato come seconda lingua. Quindi, a parte in casa, i bambini non hanno occasione di parlare italiano.

Mentre A. raccontava delle difficoltà nell’apprendimento della lingua italiana dei suoi pupilli, mi sono ritrovata molto in quei bambini. Mi ha detto che durante l’esercizio di dettato un bambino invece di scrivere “glielo dico” ha scritto “yellow dico”. Dobbiamo ammettere che anche per una persona nata e cresciuta in Italia è difficile spiegare “glielo” e distinguerlo da “gliel’ho detto”. Quindi è un errore che fa sorridere perchè tutti impariamo una nuova lingua partendo dalle fondamenta di quella che conosciamo già.

Mi ha ricordato i miei primi anni a Milano quando il sabato pomeriggio andavo a scuola di lingua cinese. Mi ricordo che, a differenza della scuola italiana che frequentavo dal lunedi al venerdi, in classe i miei compagni avevano tutte età differenti. Era difficile avere sufficienti bambini di una stessa età per creare una classe omogena. Oltretutto c’erano diversi insegnanti che cambiavano spesso e questo non mi piaceva perchè non rimanevano mai abbastanza per mantenere una continuità con il percorso scolastico e per creare legami con gli studenti. Mi ricordo che leggevamo ad alta voce tutti insieme, che facevamo anche noi i dettati, dei caratteri cinesi però, e che l’atmosfera era ben lontana da quella di una scuola pubblica in Cina.

Non mi piaceva andare a scuola il sabato pomeriggio. Non lo ritenevo utile perchè frequentavo i miei amici italiani e con loro parlavo italiano, ma anche con i bambini cinesi cresciuti in Italia parlavo italiano. A 7 anni sapevo già parlare cinese perchè mia madre ci teneva molto, ma lei voleva che imparassi a scrivere, che imparassi le poesie cinesi, che sapessi usare i proverbi e tanto altro.

“Anche se sei cresciuta in Italia e hai imparato la cultura, le tradizioni italiane, ricordati che hai un viso cinese e nelle tue vene scorre sangue cinese, quindi non devi mai dimenticarti le tue origini”

La sorella di mia madre vive in Giappone insieme a suo marito cinese e ai due figli. Mia cugina ha 14 anni, è nata e cresciuta in Giappone. Entrambi i miei zii parlano cinese in casa, ma non l’hanno mai insegnato a lei. Mia cugina non spiccipa mezza parola di cinese e tra le varie cose non è in grado di comunicare con i nonni.

Sono e sarò eternamente grata per la disciplina che mia madre mi ha imposto, per tutte quelle lezioni il sabato pomeriggio e per le due estati passate in Cina a studiare insieme ad altri figli cinesi nati o cresciuti all’estero.

E la storia continua…